giovedì 29 marzo 2012

Cuore piemontese di nonna pugliese


Quando ero bambina, nello stesso palazzo dove abitavo con la mia famiglia viveva anche la mia nonna paterna, Ninì, donna già anziana, pugliese ma trapiantata in Piemonte da più di sessant'anni, che ha vissuto tutte e due le guerre, la prima da bambina, la seconda già da moglie con marito al fronte e madre di tre figli con uno in arrivo. Insomma, una donna con una bella scorza. Non ho tantissimi ricordi di lei, ma se ci penso, le prime cose che mi vengono in mente sono legate alla cucina: per noi bambini faceva la pasta con delle polpettine piccole piccole che avevano le dimensioni di una biglia. Straordinarie. Alla fine del pranzo ci faceva bere il caffè (3 parti zucchero, 1 parte caffè!), fatto con la macchinetta napoletana, quella che si gira, ed io avevo la mia personalissima tazzina con i fiorellini rosa: ci faceva sentire grandi. E poi ricordo un piatto che mi è sempre piaciuto tantissimo, la carne cruda, che generalmente preparava lo zio Corrado, che all'epoca non era ancora sposato.
Buona perchè legata ad un ricordo d'infanzia, ma sicuramente la battuta al coltello che ho mangiato ad Alba era di una bontà superlativa. Ad Alba non usano il limone perchè la carne è di una tenerezza tale da non aver bisogno della “cottura” con l'acido del limone, ma devo dire che a me quel sentore di freschezza piace molto, insieme al profumo dell'aglio e al gusto del parmigiano e dell'olio.
L'ultima volta ho presentato la carne come un piccolo cuore, adatto quindi anche ad una cena romantica a due.


A casa mia...sapore d'infanzia!

Cuore di carne cruda

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